Come sarà il post lockdown per le regioni a più alto tasso di turismo d’Italia? E la Liguria, in particolare, come si sta preparando e su cosa punterà?

Liguria post Covid Liguria post Covid 

di Mauro Boccaccio

Con un crollo verticale dei ricavi che toccherà l’80 per cento e con pochi turisti disposti a viaggiare, è d’obbligo anche per il comparto del turismo ligure, colpito in modo pesante dalla pandemia Covid-19, riaprire e rivolgere gran parte dell’offerta ai turisti di casa nostra: è la sola strada percorribile. Un’offerta rivolta anche al turismo di prossimità, persino ai residenti di altre  zone della Liguria che quest’anno non andranno in vacanza in Bretagna o a Sharma el- Sheikh. Sempre  che riaprire alberghi e ristoranti senza clienti  non equivalga a maggiori perdite. Il turismo dell’estate 2020  in Liguria rappresenterà probabilmente un nuovo modo di vivere e di “abitare” una vacanza. Partendo da una certezza: ospitalità e cibo fanno bene ai territori. Un’offerta completa  rivolta alla clientela italiana, anche con una iniziativa ad hoc per la Liguria, si diceva, dove i liguri del Levante non conoscono il Ponente e viceversa, promuovendo la conoscenza di spiagge, borghi e vallate, chiese e musei, parchi, eccellenze agroalimentari da scoprire o riscoprire. Ospitalità e cibo sono un binomio importantissimo in situazioni di normalità e, a maggior ragione, potrebbero esserlo in una fase di uscita da una emergenza come quella che stiamo vivendo. L’interesse per esperienze legate a una ospitalità e una vacanza sostenibile legate al cibo, al vino e alle tradizioni alimentari del territorio registra una crescita che sfiora il 50%. In questa direzione va la campagna lanciata in questi giorni dalla Regione con l’Agenzia in Liguria. Diretto il claim sulle note di “Va pensiero” : “Chi ama la Liguria, oggi la porta a tavola”. La campagna punta al rilancio della filiera dell’agroalimentare, a coinvolgere il mondo della ristorazione e della produzione, mettendo in contatto produttori locali e chef per accorciare i passaggi e favorire la cucina della microarea. Ma una cosa è certa anche in Liguria: la pandemia ha cambiato tutto, anche nel turismo. C’è bisogno di una diversa progettualità, per abbandonare e superare  la narrazione di un turismo incentrata solo sull’accoglienza degli  alberghi , sulle spiagge, su ristoranti e negozi  per allargare il raggio di azione e favorire al massimo l’integrazione fra i diversi comparti, il turismo delle bellezze architettoniche e culturali legate al territorio, la nautica da diporto con l’abbattimento delle barriere fra porticcioli e città, il turismo congressuale a distanza, i temi del food e della biodiversità che arrivano dalle vallate dell’entroterra. Superando una volta per tutte il concetto, sbagliato, della “destagionalizzazione”, perché il turismo è un’azienda che deve lavorare tutto l’anno, favorendo, invece, la domanda di diverse tipologie di clienti, a cominciare dagli anziani.

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